Lezioni Dì Verità: Unità dello spìrito

1. Se non fossimo sorretti dalla precisa convinzione che vi sia — più efficiente degli innumeri e molteplici sforzi umani per istaurare il millennio — una Vivente Realtà, una Mente Sovrana perennemente stabile, principio e fine di ogni cosa; se non sapessimo che un Artefice Sommo, servendosi di umani agenti e per mezzo loro e valendosi delle attitudini loro diverse, va buttando qua e là pennellate di vario colore sul telone dell'Universo: se non credessimo tutto ciò, noi potremmo talvolta sentirci venir meno il coraggio.

2. Se non a volte addirittura ridicolo, tuttavia sempre pietoso è il vedere la mente umana affannarsi a restringere Dio entro i limiti della comprensione personale. Per quanto l'uomo possa conoscere del Signore, vi saranno sempre vasti campi inesplorati nei regni di manifestazione; segno di una visione ristretta è il dire: « Questo è tutto quanto vi è di Dio ».

3. Supponiamo che un gruppo di persone si trovi al buio al di là di un muro nel quale vi siano aperture di varie dimensioni. Guardando attraverso l'apposita apertura la scena che gli si presenterà, ognuno vedrà soltanto ciò che sta in un dato raggio. Così uno dirà: « Vedo tutta la terra; ivi sono alberi e prati». Un altro, attraverso un'apertura più grande avrà più ampia vista e dirà: « Vedo alberi, prati e fabbricati; vedo il mondo intero ». Guardando attraverso un'apertura ancora più grande, un terzo esclamerà: (( Vi sbagliate tutti; io solo vedo intero il mondo, poiché scorgo alberi, prati, fabbricati, fiumi ed animali! »

4. Il fatto sta che ognuno, pur contemplando il medesimo mondo, vede secondo la misura dell'apertura che gli sta davanti, epperciò vorrebbe limitare il mondo alla sua vista circoscritta. Si nota subito che tale limitazione non è altro che un segno della ignoranza e della vista ristretta dell'osservatore. Si compatirebbe un tale che dimostrasse la sua ignoranza, e di più se ne vantasse!

5. Da tempo immemorabile dissensi e divisioni esistono tra sètte e confessioni diverse. Pure oggi, malgrado la nuova luce — la luce della comprensione che un unico Dio immanente in ciascun individuo esiste — molti ancora si attaccano alle divergenze formali esteriori, ritardando così, invece di affrettare, la venuta del millennio, almeno per quanto riguarda il loro proprio destino.

6. Vorrei, per quanto possibile, aiutare ad abbattere i muri di separazione apparente, così come Cristo, il Cristo vivente, abbatte in realtà e distrugge le vere mura di separazione. Vorrei aiutare a far conoscere che non esiste in realtà altro muro di separazione tra tutte le varie scuole della nuova teologia all'infuori di quello creato dalla vista circoscritta della mente personale. Vorrei dimostrare come ogniqualvolta si cerca di limitare la manifestazione di Dio stesso ad una singola persona o per mezzo di una data persona, allo scopo di rendere quella data manifestazione conforme alla propria interpretazione della Verità, non si fa altro che gridare ad alta voce: (( Venite e constatate quanto sono ignorante e circoscritto! »

7. Vorrei stimulare a perdere di vista ogni divisione, ogni fine sussidiario o cosa insignificante e a cercare una cosa sola : la consapevolezza della presenza d'un Dio immanente nella propria anima e vita. Come la distanza tra i raggi di una ruota diminuisce man mano che si avvicinano di più al mozzo, così ogni individuo si trova più vicino al prossimo man mano che si avvicina al Centro perfetto che è il Padre, e così diminuiranno anche le divergenze tra noi ed i nostri fratelli.

8. D taumaturgo che professa di credere soltanto nella « guarigione divina » (come se vi fosse altra guarigione all'infuori di quella divina) differisce dal così detto sciente spirituale solo nel credere che occorre chiedere, cercare, bussare, importunare prima di poter ricevere; mentre il seguace dell'insegnamento della Verità sa che ha già ricevuto da Dio il libero dono della vita, della salute e di ogni cosa, e che pronunciando la parola di affermazione di possesso, questi doni verranno in manifestazione. Ambidue ottengono i medesimi risultati, la manifestazione cioè di Dio nel visibile mediante la fede nell'invisibile. La mente del primo è inalzata fino alla sfera della fede mediante le richieste e le preghiere; quella dell'altro mediante l'affermazione della parola di Verità.

9. Esiste realmente qualche differenza sostanziale?

10. Lo sciente mentale poi si sdegna generalmente di essere classificato sia con l'uno che con l'altro di questi e dichiara che « tutto è mente », che il solo Dio ch'egli riconosca ed ami è l'Io invincibile e saldo dentro di lui, che nulla può abbattere ne vincere.

11. Egli discorre di mente cosciente, incosciente e subcosciente e crede di possedere qualcosa del tutto diverso e molto superiore. Asserisce coraggiosamente: « Io solo posseggo la Verità; gli altri sono in errore; sono troppo ortodossi », e così facendo non fa altro che richiamare l'attenzione sulla ristrettezza dell'apertura attraverso la quale egli guarda lo stupendo tutto.

12. Miei carissimi, quanto è vero che viviamo, cosi tutto è la stessa ed unica Verità. Vi sarà qualche distinzione, ma non vi è differenza.

13. Il Metodista felice, che con tutto il cuore esclama: « Lode a Dio! » ad onta di ciò che può accadergli, e che conseguentemente esperimenta la verità che « tutte le cose lavorano insieme per il bene », non fa che ripetere il « Tutto è bene » affermato dal metafisico. L'atteggiamento di ognuno di essi è il « riconoscere Me in tutte le tue vie », la vera bacchetta magica che porta la liberazione da ogni affanno a coloro che la impiegano fedelmente.

14. Gli insegnamenti dello Spirito sono intrinsecamente gli stessi, poiché lo Spirito è unico. Ho udito una piccola donna negra incolta parlare in un'adunanza di preghiera. Essa conosceva della scienza tanto poco quanto un neonato conosce il latino, ma tutta la sua faccia irraggiava la luce del Cristo che si manifestava attraverso di lei. Narrava come qualche cinque o sei anni prima avesse cercato sinceramente di conoscere di più di Dio (Lo aveva cercato per mezzo della preghiera, perchè non le veniva di cercare luce spirituale da altri), e così un giorno aveva chiesto con fervore qualche parola da Dio direttamente, come un messaggio personale. Le balenarono alla mente queste parole: « Se l'occhio tuo è uno, tutto il tuo corpo sarà illuminato... Nessun uomo può servire due padroni ».

15. Aveva letto queste parole molte volte, ma quel giorno furono rischiarate dallo Spirito, ed essa comprese che avere « un occhio unico » significava riconoscere una unica Potenza nella sua vita; fin tanto ch'essa vedeva due potenze, Dio e il diavolo, il Bene ed il male, essa serviva due padroni. Da quel giorno, sebbene avesse attraversato ogni sorta di peripezie angosciose, facendo le esperienze della povertà, della malattia in famiglia, di essere moglie di un ubriacone, essa aveva però sempre trovato la piena liberazione miracolosa e completa, attenendosi risolutamente « all'occhio unico », il vedere cioè null'altro in realtà che Dio. Non volle nemmeno soffermarsi un momento sul male apparente per combatterlo o per liberarsene, perchè, disse: a Guardando Dio con un occhio ed il male con l'altro significa avere la doppia vista, e Dio mi ha detto in segreto che devo avere un occhio solo ».

16. Questa donna, che non aveva mai sentito
parlare di alcuna a scienza » o insegnamento meta
fisico o di leggi della mente, stava combattendo e
sormontando le tribolazioni di questo mondo, rifiu
tandosi di avere altro che a l'occhio unico ». Essa
era stata ammaestrata in un sol giorno dallo Spirito
infinito e le era stato confidato tutto il segreto di
come bandire il male e non aver altro in se che il
bene e la gioia. Non è questo molto semplice?

17. Al centro vi è l'unico e medesimo Dio sempiterno. Ritengo che un Ottentotto, o un vero idolatra che adora il vitello dorato quale suo concetto migliore di Dio, adora infatti Dio. La mente sua non ha ancora raggiunto una evoluzione che gli permetta di afferrare un concetto eh' Dio all'infuorì di una forma visibile, qualcosa ch'egli possa vedere col suo occhio e toccare con la mano, ma col cuore suo egli cerca qualcosa migliore che trascenda il suo io personale e che possa liberarlo dal male.

18. Con tutta la nostra vantata istruzione, facciamo noi di più o di diverso?

19. Lo spirito che sta al centro anche dell'idolatra, che è come nói figliuolo di Dio, cerca, sebbene ciecamente, il Padre Dio. Chi osa dire ch'egli non troverà quel che cerca: il Padre suo? Non dovremmo piuttosto riconoscere che Lo troverà, perchè è legge che « chi cerca trova »?

20. Siamo giunti ora alla conoscenza che al centro dell'essere nostro vive Dio, Potenza onnipresente e sempiterna. Mercè la natura del nostro rapporto con Lui, e mediante le Sue leggi immutabili, possiamo diventare consapevoli della Sua presenza e dimorare eternamente in Lui ed Egli in noi.

21. Dal momento in cui un'anima avrà riconosciuto il fatto assiomatico che vi è uno Spirito unico • il Padre • manifestandosi per mezzo del Figlio, centro sempre vivente di ogni essere umano, essa saprà che potrà lasciare definitivamente ogni preoccupazione circa una supposta necessità di portare il prossimo nel suo proprio ovile. Se rarnico, il figlio, il marito o il fratello non vede la Verità come tu la vedi, non cercare mediante insistente discussione di convertirlo.

22. « Ed Io, quando sarò inalzato dalla terra; trarrò tutti a Me ». Non occorre che tu, persona mortale, tanto proclive a parlare ed a discorrere, cerchi d'innalzare il tuo fratello. Lo Spirito Santo o Cristo immanente dichiara: « Se Io sarò innalzato, lo trarrò a Me ». Tu puoi in silenzio innalzare quel Io che risiede nell'interiore dell'essere, e questo Io innalzerà l'uomo — fin dove? Fino al tuo insegnamento? No, lo « trarrò a Me », cioè al divino, immanente in lui.

23. Se la persona amata sembra acciecata dalla non conoscenza, non dire niente. Mantieni la tua luce innalzata, col vivere tu la vita vittoriosa dello Spirito. Poi, ricordando che la persona amata, co» me anche tu stesso, è una incarnazione del Padre, affidala in silenzio alla cura del suo proprio Spirito Divino. Tu non sai, e non puoi sapere, ciò che Dio intende compiere in lui.

24. Tu sai, però, se sei veramente convinto che
uno stesso Dio dimora in tutti gli uomini, come in
te, che il Signore di ognuno, il Cristo immanente,
non può errare. Il migliore aiuto che puoi dare ad
un'anima, ogni volta ch'essa ti viene in mente, è di
ripetere, a sua intenzione, silenziosamente: «Lo
Spirito Santo vive in te; si occupa di te; opera in te
ciò che intende al tuo riguardo e Si manifesta per
mezzo tuo ». Poi, lasciala stare. Non preoccuparti
più di lei, e l'esito sarà molto migliore di quanto
avresti potuto credere e chiedere.

25. Tieni sempre in mente che ogni anima vi
vente nell'universo di Dio è un centro irradiatore
del medesimo Uno Perfetto, del quale rifletterà più,
o meno, secondo lo stato di risveglio della consape
volezza sua. Se ti sei fatto consapevole di questa ir
radiazione in te stesso, allora concentra la tua atten
zione su questo punto e lo Spirito di Dio vivente
irradierà intorno a te potentemente ed in ogni dire
zione, facendo, senza chiasso né vanto, opera por
tentosa di innalzamento altrui. Se desideri aiutare
coloro che tutt'ora nulla sanno di questa conoscen
za, concentra l'attenzione su questo stesso pensiero
a loro riguardo, cioè ch'essi pure sono centri irra
diatori del Tutto-Perfetto. Serha « l'occhio unico »
a loro riguardo, come fece quella donna negra per se stessa, e lo Spirito in un sol giorno li ammaestrerà più di quel che tu non possa in mesi ed anni.

26. Durante i secoli l'uomo è stato portato al sentimento della separazione anziché a quello dell'unione. Egli si è creduto separato da Dio e dai consimili. Perfino oggidì, mentre parliamo tanto di unità, molti insegnanti di metafisica separano Dio dai Suoi figliuoli, dicendo che, mentre questi soffrono, Egli non conosce la sofferenza né si preoccupa dei loro affanni; che mentre noi, i Suoi figliuoli, eternamente parte di Lui, siamo lacerati e tormentati, Egli lo ignora e naviga placido e sereno come la luna piena in una notte d'inverno.

27. Nessuna meraviglia se molti di coloro che hanno trovato nelle prime lezioni pratiche del vangelo di Cristo la liberazione e la potenza siano ritornati, nelle ore di insuccesso e di sconforto, al vecchio concetto limitato della Paternità di Dio.

28. Non vi è ragione perchè, dopo di aver riconosciuto Dio come Sostanza infinita, si debba privarsi, a proposito di Dio, della familiare, paterna compagnia che ha consolato il cuore umano durante tutti i secoli. Non vi è nessuna necessità di separare Dio quale Sostanza da Dio quale premuroso Padre, nessuna ragione di privarci dell'uno o dell'altro; anzi, vi è ogni ragione di sentire di possedere in Lui ambidue; e cioè, Dio-Principio, quale Legge immutabile al disopra di noi, e Dìo immanente in noi, quale Padre-Liberatore, partecipe dei nostri dolori, Uno sempre e il Medesimo.

29. Non vi è ragione, neanche se nei giorni del
l'adolescenza fummo costretti a trattenerci entro i
limiti angusti delle credenze puritane, per ora esa
gerare nell'uso della libertà, credendoci del tutto
auto-sufficienti ed indipendenti dalla consolante co
munione elevatrice che fiorisce tra Padre e figlio.
La creatura che « vive, si muove, ed è » nel suo
Creatore, richiede la consapevole presenza del Crea
tore, e non si accontenta di conoscerlo solo come
Principio indifferente e freddo. Perchè non potreb
bero ambidue i concetti trovare posto nella mente
e nel cuore nostro? Ambidue sono veri, ed ambidue
sono parti necessarie del Tutto; sono fatti per stare
insieme e nel « cielo » non possono essere separati.

30. Dio, quale Sostanza e Principio di ogni cosa, è naturalmente immutabile, trascendente le cose mutabili nel tempo e nello spazio, Sì, Dio quale Principio non prova dolore, non si commuove alle grida del genere umano. Concetto grandioso, stupendo, quello che fa di questa Potenza una legge immutabile, tanto nel dominio sugli affari nostri, quanto nell'imperio dei cieli stellati! In questa contemplazione l'uomo sente innalzarsi l'intero suo essere ed espandersi nella grandiosità.

31. Ma questo non è il tutto, come la mera emozione non è il tutto. Pur riconoscendo che vi è la legge, vi è dippiù il vangelo. La legge non dissipa il vangelo, anzi la completa. Dio è Principio e nello stesso tempo anche Individuo. Il Principio si individualizza nel momento in cui viene a dimorare in manifestazione esteriore in un corpo umano.

32. Il Principio, la Legge, non può commuoversi per pietà ne per simpatia come « un padre compiange i suoi figli ». Ma « il Padre in me », si muove sempre per aiutare, allorché invocato con fiducia. Si può dire che la Saggezza e la Potenza in» finite, trascendenti, 6ono esse Creatore, Sostenitore e Padre, e che si trasformano in Amore infinito ■ che è Madre ■ con tutto il calore e la tenera sollecitudine implicata in questa parola, quando convergono, per così dire, in un corpo umano.

33. E' difficile spiegare come, ma in qualche modo questo Io immanente opera per innalzare la consapevolezza dei Suoi figliuoli, per farla coincidere con Dio, Principio, Legge, cosicché questi non sono più in contrasto, ma che i due, o meglio i tre — la consapevolezza umana, il Padre immanente individuale, e lo Spirito Santo — siano resi uno. In ogni vita, per la limitata percezione nostra attuale (né Gesù ne fu esente, malgrado il suo maggiore intendimento), sotto il peso apparente della vita viene un momento di scoraggiamento anche al cuore più gagliardo, un momento in cui l'intelletto più ardito piega come « una canna agitata dal vento », quando la mente più indipendente si sente abbandonata, tanto da strapparle un grido invocante aiuto dalla « Rocca che è più elevata di me ».

34. Ogni metafisico ha raggiunto o dovrà raggiungere il punto in cui Dio, quale Principio impassivo non soddisfa più, così come nel passato Dio quale personalità non soddisfaceva interamente. Verrà anche un momento che il cuore umano sarà tanto colpito da sentirsi paralizzato, sì da non essere capace, nemmeno con lo sforzo, di pensare i « pensieri retti ».

35. In quei momenti si trova poco conforto nel riflettere che « quella sofferenza risulta dai miei concetti errati, ma Dio, Padre mio, la ignora ed io devo lottare per sormontarla da solo ». E' appunto allora che cerchiamo e troviamo Dio quale Madre, Dio che non è più Principio impassivo, come il tuo amore per il tuo bimbo non è un principio impassivo. Con ciò non cerco di diminuire Dio quale Principio, ma di accrescere Dio quale Individuo.

36. Tutta l'opera di Dio, il Padre in noi, consiste nell'avere cura iì noi, nell'amarci con amore sempiterno, nel badare al minimo richiamo e nel soccorrerci.

37. Allora si domanda: « Perchè non lo fa? »

38. Perchè non abbiamo riconosciuto la Sua immanenza, né il Suo potere, né abbiamo saputo affermare risolutamente la verità ch'Egli si manifesta tutt'ora quale il nostro fabbisogno, rendendo in tal modo possibile la Sua manifestazione nel visibile.

39. Dio, Padre-Madre, è « aiuto prontissimo nelle distrette » (Salmo 41:1), ma occorre, perchè si possa manifestare l'aiuto, il riconoscimento da parte nostra di questo postulato; emanciparsi occorre dagli sforzi umani e formulare l'attestazione che Dio è Tutto - la pratica, cioè, dell'« occhio unico ».

FINE

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